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Titolo: Di primi giorni di lavoro e di Fatture Testedaria
Autrice: [livejournal.com profile] leireel
Riassunto: Aveva ancora il sorriso sulle labbra – un sorriso timido, quasi nascosto – mentre si dirigeva verso il bagno.
Wordcount: 1147
Fandom: Harry Potter
Personaggi: Harry Potter, Hermione Granger
Generi: Commedia, Fluff
Rating: PG
Avvertimenti: //
Note: Storia partecipante all'OTP Tournament indetto dal meraviglioso Cos, cui ho avuto l'onore di essere invitata <3 La storia è parecchio sconclusionata e orribile, ecco; diciamo che, tra un esame e l'altro, ho fatto davvero del mio meglio.
Disclaimer: Tutto della Rowling, ma che lo dico a fare?

Di primi giorni di lavoro e di Fatture Testedaria


La giornata, doveva ammetterlo, non iniziò esattamente come sperato.

A svegliarlo fu il picchiettare insistente sulla finestra, più o meno due ore prima di quando effettivamente la sua sveglietta tascabile (regalo di Hermione, ovvio) doveva di regola iniziare a trillare. Fuori, ebbe modo di notare a una prima occhiata assonnata, era ancora buio.

Harry inforcò gli occhiali. La macchiolina grigia indistinta che si affannava dietro il vetro assunse la sagoma di un gufo, che sembrava scrutarlo con cipiglio severo. Harry si chiese se non fosse tutto frutto della sua immaginazione. L’orologio segnava le quattro e venti.

Il gufo (sempre se di gufo si trattava, e non di una qualche allucinazione) diede un altro colpetto al vetro. Aveva le penne arruffate e un’aria decisamente impaziente.

“Arrivo, arrivo,” borbottò Harry, e si decise a scendere da letto, senza un calzino e indossando solo un paio di vecchi boxer grigi. Soffocò un’imprecazione al contatto del piede nudo con il marmo, e si avviò zoppicando verso la finestra.

La lettera, neanche a dirlo, era di Hermione.

Harry! Perché diamine hai deciso di mettere il blocco anti-Materializzazione proprio oggi? Ho urgentemente bisogno di parlarti: la relazione del tirocinio è tutta da rifare! C’erano tantissime imprecisioni e in un punto c’era addirittura una sbavatura, e Harry, non possiamo permetterci di fare brutta figura proprio oggi! Abbiamo solo tre ore di tempo – io ho già iniziato a riscrivere tutto, ma mi serve il tuo aiuto per decifrare i tuoi appunti (tra l’altro, Harry, la tua calligrafia è peggiorata in maniera vergognosa).

Ti aspetto nel mio appartamento.

Hermione


All’altezza della sottolineatura su urgentemente la penna aveva fatto un buchino nella pergamena. Harry sbuffò, lasciò cadere la lettera sul pavimento gelato e tornò sotto le coperte.

Ovviamente non aveva fatto i conti col gufo. Si alzò qualche secondo dopo, sotto lo sguardo disapprovante del volatile (che, tra le altre cose, assomigliava vagamente a Grattastinchi), e raccolse la pergamena. Dietro, vergato nella calligrafia stretta e nervosa di Hermione, c’era un post scriptum.

Teobaldo non ti lascerà in pace fino a quando non ti vedrà Smaterializzarti. E se fossi in te mi sbrigherei, ha parecchia fame e gli ho promesso dei biscottini se farà bene il suo lavoro.

Non è che non mi fidi di te, Harry… è solo che so come ti comporti appena sveglio.

Un bacio,
Hermione


Non c’era neanche da stupirsi. Harry meditò per un lungo istante sulla possibilità di Pietrificare Teobaldo e Trasfigurarlo in una teiera; poi immaginò la reazione di Hermione, e si affrettò verso il bagno a sistemarsi.

Si prospettava una lunga giornata.

---

Entrando nell’appartamento di Hermione, Harry ebbe per un attimo l’impressione di aver sbagliato porta.

La cucina era nel più totale caos: c’erano scartoffie in ogni angolo – gli sembrò di vederne una galleggiare sul lavello – il tavolo era coperto da tomi voluminosi che parevano essere stati scaraventati in un momento di foga, e c’erano matite e piume che si divertivano a rincorrersi sul pavimento, tra gli schizzi d’inchiostro. Il bollitore fischiava senza posa.

Hermione, dal canto suo, non sembrava neanche essersi accorta dello sfacelo che regnava nella stanza: seduta a gambe incrociate sul pavimento – a pochi passi dal ticchettio feroce di una piuma che ballava la samba, notò Harry con una punta di sconcerto – era impegnata a scrivere con foga su una pergamena color canarino. Aveva i capelli raccolti in una crocchia disordinata, occhiaie pesanti e un’aria assolutamente stravolta.

“Hermione?”

Harry la vide alzare la testa di scatto e puntare gli occhi su di lui. Aveva lo sguardo spiritato, e per un attimo gli fece paura.

“Harry! Per le mutande di Merlino, perché ci hai messo così tanto? Non abbiamo tempo! Dobbiamo consegnare la relazione entro oggi, ed è tutta da rifare! Non c’è più tempo!”

Harry si avvicinò con molta cautela.

“Hermione. Avevi già ricontrollato quella relazione diciassette volte. Andava benissimo com’era.”

“Mancavano le specifiche degli Incantesimi Traballanti! E le note bibliografiche! Come sarebbe a dire ‘andava benissimo com’era’? Era chiaramente incompleta!”

Harry chiuse gli occhi e prese coraggio. Poi le sfilò la piuma dalle dita.

Hermione rimase a guardarlo boccheggiante per qualche secondo.

“Harry James Potter, ridammi subito quella piuma! Devo finire il lavoro!” strillò, e si alzò per tentare – invano – di riprendersela. Harry ne approfittò per abbracciarla.

“Hermione,” le sussurrò all’orecchio. Lei si immobilizzò tra le sue braccia. “Non costringermi a usare l’Incantesimo della Pastoia.”

“Ma… la relazione…”

“La relazione va benissimo così com’è. Al momento quello che mi preoccupa maggiormente è la tua sanità mentale.”

“Scusami tanto se mi preoccupo di fare bella figura nel nostro primo giorno di lavoro,” replicò lei, stizzita. Sembrava essersi calmata, notò Harry.

“Avremmo fatto bella figura anche con la prima versione della relazione, lo sai. Non c’è verso per cui la brillante Hermione Granger possa andar male a un esame.”

Hermione arrossì. “Le adulazioni non funzionano con me, signor Potter.”

“Non ti stavo adulando. Era la pura verità.”

Hermione ridacchiò nervosamente. Il rossore non era ancora sparito dalle sue guance. “Okay, hai vinto. Lascia almeno che vada a darmi una sistemata, però.”

Harry la lasciò andare con una certa riluttanza. “A patto che mi prometti che non rimaneggerai più quella relazione.”

“Non la toccherò più, promesso.”

Aveva ancora il sorriso sulle labbra – un sorriso timido, quasi nascosto – mentre si dirigeva verso il bagno. Harry la guardò andare con la strana sensazione di volerla abbracciare di nuovo.

---

Hermione aveva di nuovo quel sorriso timido addosso quando andò a trovarla nell’ufficio che le avevano appena assegnato; con quello sguardo radioso e felice faceva decisamente meno paura, constatò Harry.

“Oh, Harry! Riesci a crederci? È tutto così meraviglioso!”

“Direi che ce lo siamo meritato, no?”

Il sorriso timido si allargò. “Sì, direi di sì.” Sembrò voler aggiungere qualcosa, ma si limitò a mordersi le labbra e distogliere lo sguardo.

Harry rimase a fissarla per qualche secondo. Per una qualche ragione, nella sua mente non sembrava esserci spazio per le lunghe ore passate a riferire la relazione di tirocinio, o per la stretta di mano con cui Kingsley li aveva finalmente accolti nel Dipartimento Auror, o per la sensazione provata nell’entrare per la prima volta nel suo nuovo ufficio…Tutto quello a cui riusciva a pensare era la sensazione della pelle di Hermione sotto le sue dita quando l’aveva abbracciata, quella mattina – il profumo dei suoi capelli, il modo con cui si era stretta a lui.

La sua mente sembrava fluttuare in un qualche spazio inconsistente. Harry sospettò che si trattasse di una qualche Fattura Testadaria lanciata da qualcuno di particolarmente ispirato come benvenuto alle nuove matricole. Non c’era altro modo di spiegarsi, altrimenti, come non riuscisse a fare altro che fissare quelle labbra…

Che pensare di baciarle…

Baciarle…

Baciare lei…

Hermione…

Doveva essere una qualche specie di fattura, non c’era dubbio. Perché altrimenti non poteva proprio spiegarsi com’è che aveva raccolto il coraggio di chiederglielo.

“Hermione, ti va di uscire con me?”
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