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[personal profile] leireel
Titolo: About a coffee-pot
Fandom: Harry Potter
Pairing: Harry/Hermione (e la caffettiera u_u)
Rating: Giallo
Warning: EWE!
Disclaimer: I personaggi e i luoghi qui citati non appartengono a me, ma sono proprietà di J.K. Rowling.
Note: Un ringraziamento grande quanto il Taj Mahal a Nee per la preziosissima betatura *-*

About a coffee-pot

Non sapeva esattamente quando aveva iniziato ad accorgersene. In realtà, non vi aveva mai prestato troppa attenzione – lui era sempre stato lì, una presenza tanto costante nella sua mente quanto lo era nella sua vita. Non vi aveva prestato molta attenzione. Eppure, lui era lì quando stare con Ron si faceva troppo pesante, quando davvero le differenze tra loro superavano le cose in comune. Era lì, il suo porto sicuro, che si lasciava bagnare di lacrime la maglietta mentre la lasciava sfogare. Era lì, e aveva sempre qualche parola di conforto per lei, anche quando tornava stanco da una missione impegnativa e tutto ciò che voleva, ne era sicura, era starsene in pace. Era sempre lì, a strapparle un sorriso anche controvoglia, a farla tornare da Ron col cuore più leggero.
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Non era stato lui a dirle della rottura con Ginny – in realtà, l’aveva scoperto un po’ da sé, notando i piatti sporchi nascosti male, l’aria spenta e il suo sorriso tirato. L’aveva fatta sentire in colpa il fatto che lui non avesse voluto confidarsi con lei – o meglio, che non avesse potuto, visto che era sempre lei a confidarsi, sempre lei a chiedere aiuto e a non darne mai. Ma il senso di colpa più grande era dovuto alla strana gioia che aveva provato nel sentire la notizia.

Da lì era iniziato tutto. Aveva iniziato a notare come i loro incontri, negli anni, si fossero intensificati – si vedevano praticamente ogni giorno – come la loro amicizia fosse maturata da quel primo settembre sull’Hogwarts Express, fosse diventata solida. Era qualcosa di più di una presenza costante – era una presenza necessaria, l’unica che sapesse donarle momenti di gioia. Fu con una fitta di dolore che si chiese da quanto tempo non provava con Ron una sensazione simile – la sensazione di essere legata intimamente, in maniera indissolubile – e fu con un vago senso di colpa che si rese conto che forse non l’aveva mai provata.

Ma... erano amici, no? Mentre Ron era il suo ragazzo da... beh, da sempre. E loro erano sempre stati Harry e Hermione, nulla di più. Giusto?

Forse un legame simile era proprio dell’amicizia, non dell’amore. Forse l’amore aveva altre vie.

Forse era per questo che aspettava con tanta impazienza di vederlo.
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Erano solo amici, giusto? Solo amici. Non aveva motivo di... insospettirsi, o irritarsi, se Harry aveva un altro impegno. Gli amici sono liberi.

E gli amici decisamente non pedinano altri amici per vedere di che impegno si tratti. Per fortuna, era sempre stata parecchio brava con gli incantesimi di Disillusione.
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Quella sera aveva rotto con Ron.
Lui non si era mostrato neanche troppo sorpreso. Le cose tra loro non andavano bene da un po’, gli aveva detto, e lui aveva annuito, senza dire una parola. Però aveva sentito ugualmente una stretta al cuore quando lui aveva radunato le sue cose con un colpo di bacchetta e se n’era andato senza voltarsi indietro. Non lo amava, di questo era sicura. Eppure, non appena aveva chiuso la porta, non aveva potuto far altro che scivolare sul pavimento freddo e piangere.

Non sapeva esattamente quanto tempo fosse passato – doveva essere tardi, in ogni caso. Ma aveva bisogno di Harry, per placare quel dolore al petto, e non le importava dell’orario. E al diavolo la vocina che le sussurrava all’orecchio che quella con cui l’aveva visto quel pomeriggio avrebbe potuto essere la sua ragazza, e avrebbe potuto non gradire.

Si era Smaterializzata con un gesto secco, dritta nella cucina, dove di solito parlavano. Le porte erano chiuse, notò con sorpresa. Ebbe modo di conoscerne il motivo quando, pochi secondi più tardi, udì dei gemiti inconfondibili provenire dalla stanza da letto. Era la voce di una donna, senza ombra di dubbio.

Non era sicura che il crack che aveva sentito fosse dovuto alla Smaterializzazione, o al suo cuore che si spezzava.
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Aveva evitato Harry per giorni, dopo quella sera. Si era concentrata unicamente sul lavoro – era quello che tutti si aspettavano da lei, no? E se qualcuno notava la sua aria ferita, poteva sempre addurre come pretesto la sua rottura con Ron. Perché, onestamente, non credeva che qualcuno avrebbe condiviso la sua opinione sull’essere gelosi degli amici.
Forse Harry si era accorto che qualcosa non andava, o forse era troppo preso dalla sua ragazza. Di sicuro, Hermione non aveva il cuore tanto spezzato da impedirle di fare un incantesimo anti-Materializzazione.

Aveva anche pensato di cambiare indirizzo – oltretutto, vivere là senza Ron la faceva sentire più depressa. Però rimaneva sempre la paura di risultare non rintracciabile – la paura che lui potesse rassegnarsi e continuare a stare con quella. La paura di non essere necessaria per lui quanto lui lo era per lei.

Finì l’ultimo giro tra i pazienti, poi si diresse stancamente verso lo spogliatoio, per togliersi quel camice e tornare a casa.
---

Era passato un mese da quella fatidica sera, e faceva ancora male come il primo giorno. Era così difficile ammettere con se stessa che era innamorata di Harry?
Beh, non faceva che peggiorare le cose. Perché non aveva alcuna intenzione di rispondere ai suoi gufi – proprio non ce l’aveva fatta a non aprire le lettere, ma quantomeno aveva ancora quel briciolo di forza di volontà da non rispondere – né di levare il blocco anti-Materializzazione.

Né di aprire quella maledetta porta, visto che con ogni probabilità era lui a bussare, alle due di notte.
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La porta aperta sembrava deridere lei e la sua forza di volontà. Maledisse la sua debolezza, e quella dannata porta che ne era la prova più lampante.

«Mi stai evitando».
«Non ti stavo evitando, Harry... non avevo voglia di parlare, tutto qui». Sperò con tutto il suo cuore che quel tono seccato e altezzoso risultasse convincente, perché la voce non smetteva di tremare.
«Per un mese intero?» rispose fulminandola con lo sguardo. Si stava avvicinando lentamente, notò Hermione, come se avesse paura della sua reazione. Come se non volesse lasciarla scappare.
«Ho forse detto – o fatto – qualcosa di sbagliato nei tuoi confronti, Hermione? Perché è da un mese che cerco di trovare una ragione per il tuo comportamento, e ancora non ne ho trovate». Adesso era troppo vicino, troppo. Cercò di indietreggiare, per resistere alla tentazione di abbracciarlo. Merlino, quanto le mancavano i suoi abbracci!
Sta con un’altra, adesso. Non ti appartiene.
«Pensavo fossi troppo occupato per trovare il tempo di parlare con me, hai così tanti impegni». Probabilmente il suo tono risultava un po’ troppo velenoso, ma non vi badò. Era fin troppo intelligente per non capire che il suo atteggiamento era infantile, ma non riusciva a farne a meno, come quando aveva scagliato contro Ron quello stormo di canarini. Infantile, sì, ma le dava un’immensa soddisfazione.
«Impegni? Ma cosa...» iniziò Harry, poi sembrò improvvisamente ricordare qualcosa, e lo stupore fece spazio all’ira. «Mi stai dicendo che mi eviti, ignori i miei gufi, mi impedisci di venire a casa tua da un mese, perché per una volta avevo qualcosa da fare, perché per una dannatissima volta avevo un altro impegno? Merlino, Hermione, credevo fossi più matura, credevo...»
«E io credevo che i nostri incontri per te fossero qualcosa di più importante che delle semplici chiacchierate quando non avevi di meglio da fare! Ma è logico, uscire con la tua nuova ragazza è di gran lunga più importante che stare ad ascoltare me!»
«La mia ragazza? E questo cosa diamine c’entra, Hermione?»
Stava per scoppiare, se lo sentiva. Era a due passi da lei, e non ne poteva più di vederlo così irrimediabilmente lontano. Voleva baciarlo, voleva confessargli tutto, voleva piangere e sentirsi dire che non aveva motivo di preoccuparsi, perché provava per lei le stesse cose, gli stessi sentimenti. Voleva che quell’enorme senso di solitudine, di tristezza che gli attanagliava le viscere quando pensava a Ron, se ne andasse. Voleva sentirsi felice, e non ne poteva più di fingere.
« Pensavo - speravo di essere qualcosa di più per te, Harry. Pensavo di essere davvero importante, e quando hai lasciato Ginny ho sperato, sperato che le cose tra noi potessero cambiare... Ma è come a Hogwarts, è sempre stato così. Non mi vedrai mai come qualcosa di più dell’intrattabile secchiona pronta a farti copiare quando serve, non mi vedrai mai come una ragazza. Quindi scusami se fa male, scusami se non ho più voglia di vederti, ora. Vai via.»
« Hermione...»
«Vai via, ho detto!» Si costrinse a mantenere fermo lo sguardo, nonostante le lacrime. E, mentre Harry varcava quella soglia, sentì qualcosa dentro di sé spezzarsi irrimediabilmente. Senza forze, rimase in un angolo a piangere, per sé e per quelle speranze disilluse.

L’indomani decise di non andare al lavoro. Non ce la faceva neanche ad alzarsi in piedi. Si rannicchiò ancora di più tra le coperte, gli occhi serrati per impedirsi di piangere ancora.
Stava per riaddormentarsi, quando sentì uno strano rumore soffocato provenire dalla cucina, seguita da un’imprecazione a mezza voce. Hermione aprì di scatto gli occhi. C’era... c’era qualcuno nel suo appartamento? Sentiva uno strano sibilo, e un odore nell’aria che non riuscì immediatamente a riconoscere. Si costrinse in piedi, la bacchetta in mano. L’odore si stava facendo più penetrante, più intenso. Sembrava... caffè bruciato?
Si diresse di soppiatto verso la cucina, guardinga. Udì lo scroscio del rubinetto aperto, e altre imprecazioni, questa volta più forti – ormai era sicura di ciò che avrebbe visto in cucina.
«Harry, cosa ci fai qui? Pensavo di essere stata chiara», disse con freddezza, sperando di risultare convincente.
«Buongiorno anche a te, Hermione», le sorrise di rimando, mentre continuava a trafficare con la caffettiera per cercare di ottenere qualcosa di decente. La caffettiera sembrò non gradire molto le sue attenzioni: lanciò un fischio assordante, poi si spostò indispettita verso il lavello, scivolandogli dalle mani.
«Fa’ fare a me, Harry», lo scansò Hermione con un gesto secco, poi mosse appena la bacchetta. Il bollitore iniziò immediatamente a fischiare sopra le fiamme blu che aveva evocato – quell’incantesimo le era sempre piaciuto particolarmente.
«Sto ancora aspettando una risposta».
«Ho semplicemente pensato che avresti gradito un po’ di caffè – l’idea era di portartelo direttamente in camera, ma temo di aver fatto un po’ di, ecco... rumore. Quella macchinetta mi odia, te lo dico io»
Per tutta risposta, la caffettiera si limitò a sbuffare con aria offesa.
«Ma non mi dire», disse Hermione con tono annoiato.
«Perché non mi hai detto che avevi rotto con Ron?» le chiese a bruciapelo. I suoi occhi, benché nascosti dietro le lenti appannate, sembravano amareggiati.
«E tu perché non mi hai detto di Ginny? O della tua nuova ragazza? Non puoi davvero pretendere che io ti racconti tutto della mia vita, quando tu mi tagli fuori dalla tua».
«Io... non volevo addossarti i miei problemi. Sembravi triste negli ultimi tempi, e l’ultima cosa che desideravo era aggiungere altre preoccupazioni a quelle che già avevi. Ti chiedo scusa se nel fare ciò ho ferito i tuoi sentimenti, ti assicuro che non era mia intenzione».
Hermione distolse lo sguardo – Harry era maledettamente bravo a farla sentire in colpa, dannazione.
«Perché non mi avevi detto della rottura con Ron, e dei tuoi sentimenti per me?» le chiese con dolcezza, avvicinandosi. Dannazione! Non voleva piangere davanti a lui, non voleva!
«Io volevo... ma poi ti ho visto insieme a lei, e io...»
Non riusciva più a trovare la forza per trattenersi. Scoppiò a piangere, il volto nascosto tra le mani.
«Shh, va tutto bene. Non preoccuparti», le disse abbracciandola. Hermione si abbandonò contro il suo petto, scossa dai singhiozzi.
«Ho rotto con Ginny perché mi ero accorto che non eravamo più felici assieme. E in quei giorni pensavo spesso a te, in un modo che prima mi sarebbe parso impensabile... Ma tu stavi con Ron, e sembravi... irraggiungibile, e, per Merlino, eri la mia migliore amica, non potevo pensare a te in quel modo! Quando hai iniziato a evitarmi, ho pensato che avessi capito qualcosa, che io avessi lasciato trapelare... Non osavo farne parola con Ron; aveva l’aria abbattuta, e credevo fosse per colpa mia. Non avevo idea... Sono andato a parlargli ieri sera – mi sa che aveva già capito da un pezzo. Vorrei solo averlo capito prima anch’io. Hermione...» prese delicatamente il suo volto tra le mani. Aveva gli occhi gonfi e arrossati per il pianto, occhiaie profonde e l’aria sciupata – non era mai stata più bella, si ritrovò a pensare Harry. Senza lasciarle il tempo di ritrarsi, la baciò. Sapeva di lacrime e sale, e di promesse non dette, e di sogni e speranze. Continuò a baciarla nel tepore della cucina, mentre la caffettiera emetteva fischi che assomigliavano parecchio a dei sospiri felici.
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